Che ci faccio qui?

Aprile 29, 2008 at 9:11 pm (Senza Categoria) (, )

Dove per “qui” intendo la mia stanza buia, ma anche questo stato dell’essere che non riesco a definire. Oggi sono uscita a fare una commissione e, una volta finita, ho pensato di camminare un po’. Non ho fatto neanche cento metri che mi sono girata e sono tornata di corsa a casa. Questo mi spaventa non poco. Il problema non è stare in spazi aperti, perché esco a fare servizi o a lavorare quotidianamente. E non è neanche restare sola con me stessa, perché è così che trascorro buona parte della mia giornata. Anche adesso sono sola, senza ansie né paure. Il problema è questo buio che ho dentro, questa voglia di graffiare le pareti e il mio viso, di piangere a singhiozzi, questo desiderio di annullarmi. Perché mi sento nulla. Zero. Che però non è uno zero vuoto. Non riesco a spiegare, non riesco a capire. Mi sento un cubo di Rubik e non ho la soluzione.

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E’ primavera. Ma ho freddo

Aprile 23, 2008 at 3:12 pm (Senza Categoria) (, , )

L’ho aspettata per mesi. Mesi di stitichezza interiore, anoressia emozionale e tentato omicidio di ogni istinto vitale. Continuavo a ripetermi “arriverà la primavera e sarò salva”. Ma la primavera dentro me tarda, gli alberi sono spogli, le foglie sono troppo stanche per spuntare. Ho vissuto buona parte della mia vita per strada, da bambina il mio sogno era vivere sotto le stelle. Ora passo il mio tempo chiusa in casa, esco solo per lavorare. Non riesco a ricordare come si fa a uscire, camminare, respirare. Non so neanche se ci sono ancora le stelle in cielo. Ho freddo. E quel che è peggio, qualche giorno fa mi sono accorta che l’ombra strisciante della depressione mi teneva per le caviglie. Ho paura anche solo a pensarci. Non ho tempo per la depressione. Non ho la forza di affrontarla ancora. E’ già stata l’ospite indesiderata della mia infanzia e della mia adolescenza. Insomma, quasi tutta una vita. Come si dice, chi è causa del suo male pianga se stesso… Prima o poi dovrò imparare che non sono un panino e che se decido di congelarmi per avere la forza di affrontare certe situazioni, poi non sarà facile trovare nella vita di tutti i giorni l’equivalente di un fornetto per tornare ad essere normale. Che già in passato è stato un miracolo trovare delle persone-fornetto che mi hanno risvegliato dal mio nulla interiore. Imparare e ringraziare, invece di commettere sempre gli stessi errori non si potrebbe fare?? Forse dovrei mettermi in testa l’idea che devo crescere davvero, cominciando col prendermi delle responsabilità nei confronti di me stessa.

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Control, control, control

Aprile 18, 2008 at 10:40 pm (Senza Categoria) ()

Stasera mi ripiego su me stessa. Ho male dentro, e una dolorosa stanchezza di vivere. Mi nego il cibo cercando di tenere insieme i pezzi, per mantenere un controllo e una lucidità probabilmente falsi. Purtroppo non conosco metodi più sani e non riesco a fare a meno di sentire bisogno di controllo. Sono un’autolesionista, più mi sento ferita più mi ferisco da sola per contrastare il dolore. Stasera più che mai vorrei un manuale di istruzioni. Sto mentendo. Stasera più che mai vorrei addormentarmi senza dover pensare che ci sarà un risveglio. Ma anche questa notte passerà. Anche questo delirio passerà. Alla fine, per fortuna, la speranza e l’istinto di autoconservazione mi fottono sempre.

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Il mio vecchio bambino

Aprile 18, 2008 at 1:28 pm (Senza Categoria) (, , )

Mannaggia…invecchiando stai diventando sentimentale e rischio di diventare sentimentale anch’io. Che tenerezza mi fa sentire che cerchi di trattenere le lacrime al telefono. Quando non ci riesci più mi saluti e attacchi. Quanto siamo simili! E fragili… Da sempre mi fai tenerezza e rabbia.

Una folla di giganti intorno a te, distratti e sorridenti giganti dalle gambe forti. E tu così piccolo, l’unico seduto, un bambino su una panchetta. Le tue piccole mani tremano sotto il peso di un bicchiere di limonata. Tanto pesante sarà per le tue piccole mani? Non puoi rispondere a questi miei pensieri papà…il cuore mi si stringe mentre ti immagino bambino, così seduto. Poi un filo di rabbia,  forse tristezza, come un capello sulla lingua che non trovi con le dita. E non scende giù. Non sono piccole le tue mani papà. E a farle tremare è il veleno dolceamaro che credi di bere ogni giorno. Ma è lui che beve te. Ti divora. Banchetta con la tua mente e col tuo corpo. E poi ti vomita.

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Obsession

Aprile 13, 2008 at 8:03 pm (Senza Categoria) ()

Continuo a vederti ovunque, ti ritrovo in ogni luogo, in gesti altrui, sguardi, nomi, insegne, percorsi. La mia vita è piena di te. La mia testa è piena di te. Come dire al mio sangue di non tradirmi? Come costringerlo in percorsi prestabiliti, ad una velocità predefinita, a tassi controllati di adrenalina? Come fermare i sospiri e i sorrisi distratti? E il dolore? E le lacrime? La verità è che mi esplodi dentro, in bollicine di emozione e struggimento.

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Aprile 7, 2008 at 9:34 pm (Senza Categoria) (, )

Non so più se vago alla ricerca di te o di me stessa. Quello che so per certo è che di te ho trovato solo una rumorosa assenza ed io, io mi sono persa. Persa nella nebbia di pensieri umidi che bruciano le ossa. E di emozioni tristi e striscianti che avvelenano il sangue. Ancora attese stasera. Mi sembra sempre di aspettare il mio destino. E anche lui tarda come tutti gli altri. Conto i minuti che mi separano dalla notte, per poter finalmente posare queste valigie di dolore nella cantina del sonno.

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Llorando

Aprile 4, 2008 at 11:06 pm (Senza Categoria)

Che strano svegliarmi piangendo. Ritrovare le lacrime sul mio viso dopo quasi un anno. Un anno talmente duro che avrei avuto migliaia di motivi per piangere. E invece le mie lacrime stamattina avevano il sapore del tuo dolore e l’immagine dei tuoi occhi dove si addensano le nuvole.

Mi fa ripensare a una canzone, non tanto per il testo, quanto per le emozioni che mi provoca.

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Smoking my tears away

Aprile 3, 2008 at 8:53 pm (Senza Categoria) (, , )

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Stasera ho solo voglia di fumarmi il cervello. E possibilmente il cuore. Sì, è proprio una di quelle sere in cui il mio vecchio compagno Senso di Colpa passa a farmi visita. Quindi mi sento autolesionista. Mi limiterò a fumarmi i polmoni credo. Vorrei prendere i miei sentimenti, scorticarli e affogarli, stringendo forte alla gola. Nascondere le mie inutili lacrime in quella pozza di acqua e sangue. Sotterrarne il cadavere e fingere che non siano mai esistiti. Indossare un’altra macchia sull’anima, tanto quella la vedono in pochi. Stasera mi sento stanca di sporcare la nostra amicizia con la mia attrazione per te. Vorrei offrirti una me pulita, sincera fino in fondo. Vorrei non solo volere solo la tua amicizia (non so se rendo l’idea…), ma anche provare solo affetto per te. Solo amicizia. Pulita. Sento dentro un vuoto doloroso, un grumo di lacrime in bilico che si cristallizzeranno presto. Vorrei strapparti da me, afferrare il tuo nome tra i denti, o almeno il significato che ha per me il tuo nome, strapparlo come se lacerassi le mie carni. Sentire dolore e finalmente piangere.

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