I know I was born and I know that I’ll die, the in between is mine
Ricordo quella sensazione avvolgente, quel sangue caldo, lacrime rosse sulla mia pelle. I miei occhi vuoti, asciutti e doloranti, privi della luce della mia anima bambina, in fuga da un’angoscia troppo invadente. Nelle mie mani ho vissuto ed ero rabbia e dolore, tremito convulso. Ho annegato la mia mente in un odio liquido e appiccicoso per me stessa, trovando rifugio (o sollievo?) nelle mie vene nascoste, invisibile al mio sguardo allucinato e senza vita. Ho tagliato la mia pelle per guardarmi dentro, nella speranza di vedermi davvero e trovare la mia verità. Ma ho trovato solo sangue inacidito, a mostrarmi che ero viva, ma non vera. Ho guardato i miei confini, il mio involucro guarire e ho finto amore. Solo le mie cicatrici mi hanno vomitato addosso la verità, la mia falsità, una tirannia morbosa e asfissiante che ha esiliato il mio io in un cuore dimenticato e negato. Ombre nere dolorose hanno insozzato il mio corpo, trascinandosi con passo pesante nelle mie viscere, nei nervi, nella testa, calpestando la mia anima; dietro di sé hanno lasciato solo residui melmosi. Acqua, alcol e sangue nella loro impotenza mi hanno rinviato la mia immagine deforme riflessa nello specchio dei miei incubi. Poi un sorriso ha scaldato il mio cuore, sconfiggendo il gelo che lo umiliava e ho scoperto il calore del sole, più confortante di mille coltelli. Vivo ancora nelle mie mani. Sono forse capaci anche di carezze?
E disgelo fu
Sebbene sia tutto un casino, il lavoro poco, la fatica troppa, gli impegni talmente tanti da non avere il tempo di pensare (il che non è tanto male…), sebbene mi senta quasi costantemente una palla di rabbia (e non riesco a ricordare esattamente il perché), sebbene ormai sia quasi estate ed io non mi ero neanche accorta che fosse maggio (ormai giugno), finalmente la primavera è arrivata! Il sangue scorre ancora nelle vene, il mio corpo si regge ancora in piedi e mi ricordo ancora come si fa a sorridere. Welcome back Kat…
