L’amore che non osa dire il suo nome

Marzo 4, 2008 at 12:54 am (Senza Categoria) (, , )

Oggi una mia conoscente mi ha chiesto come si fa a capire di essere omossessuali e se è più facile capirlo per un uomo o per una donna. Io non sono un uomo quindi non posso rispondere per la categoria. Beh, non posso neanche rispondere a nome di tutte le donne. Conosco solo la mia storia. So di averlo capito tardi, intendo capito sul serio. A diciannove anni. Però potrei dire di averlo saputo da sempre. Perché lo sai, lo senti, che sei diversa. Anche se non lo dici. E non fai domande. Assolutamente niente domande. Lo capisci da te che in questa cultura, in questa società tu sei considerato qualcosa di sbagliato. Da piccola non te ne parlano, non ti dicono che c’è un’altra opzione. Oltretutto può capitarti di sentire la parola ricchione, o frocio, femminiello magari. Lesbica mai, come se non fosse possibile per una donna non volere un uomo. Non potrebbero mai immaginarlo per la loro figlia, sorella, nipote o quant’altro. Di sicuro non lo desiderano. E se ne conoscono l’esistenza o ne riconoscono le stigmate, fanno gli scongiuri e si mettono due belle fette di prosciutto davanti agli occhi per non vedere. Ergo, tu resti sola col tuo disagio, con la sottile consapevolezza che c’è qualcosa che non va in te. Ma è ancora presto, non sai cosa siano gli ormoni e continui a giocare a pallone, con i lego, i soldatini e a vedere in tuo fratello maggiore il tuo modello di vita. Se pensi al futuro hai le idee ben chiare, vuoi sposare tua madre e vivere in campagna. Solo un vago senso di colpa ti accompagna quando tuo padre urla di cambiare canale e togliergli davanti quel ricchione che sta cantando. Più o meno la stessa sensazione di quando si accorgono che qualcuno ha rubato lo zucchero e diventi rossa sapendo perfettamente che sei stata tu. Così al suono di quella strana parola abbassi lo sguardo e cerchi qualcuno da incolpare. Ma non capisci. Intanto guardi con occhi sognanti la maestra, la professoressa, la ragazza di tuo cugino e consideri i maschi delle capre. Capre simpatiche, compagni di giochi e di merende, ma nulla di più. Cominci a dire cose strane, quando qualcuno prova a baciarti tiri fuori che per te è come un fratello, che ti senti troppo simile a lui. A qualche malcapitato succede che gli scoppi a ridere in faccia. Poverini i ragazzi che ho incontrato nella mia vita. Oggi vorrei dirgli chiaramente che non c’era nulla che non andasse in loro, che non dipendeva da loro se per me stare insieme poteva al massimo significare studiare insieme il pomeriggio e giocare a qualche videogame. Portavo i capelli corti, i maglioni larghi e parlavo con la voce bassa. Ho cominciato ad assomigliare a una donna solo molti anni dopo. Non che questo faccia la differenza. Conosco ragazze mascoline che sono totalmente e senza dubbio etero e femminoni che sbavano al lontano odore di estrogeni. Comunque…a sedici anni mi definivo bisessuale, eppure al tempo per me era solo una parola. A volte me ne dimenticavo perfino. Quindi non è che avesse sto gran significato. Quando qualcuna nella mia scuola veniva additata come lesbica in modo schifato, mi saliva alle labbra un mezzo sorriso amaro di solidarietà. Ma forse la leggevo semplicemente come solidarietà tra disadattati. Vivevo una (s)comoda asessualità, la depressione impegnava troppo il mio cervello per poter pensare ad altro. Tanto non credevo nell’amore, non m’importava. Sono rimasta in questo limbo indefinito per anni. Poi mi sono “ammalata”. O almeno credevo di esserlo. Avevo sintomi terribili, gastrici, cardiaci, respiratori. Ne parlai con un’amica, perché cominciavo a preoccuparmi seriamente. Lei scoppiò in una fragorosa risata e mi buttò addosso una verità troppo terribile da accettare. Ero innamorata. Di una donna, of course. Ricordo ancora che scrivevo le parole”ti amo” in caratteri talmente piccoli che a stento riuscivo a leggerli. Eppure, chiamatela ingenuità, stupidità, arguzia da bradipo, ma io non l’avevo mica capito di essere lesbica!! Mi ci volle un altro anno e molti conflitti. La amo ma non sono lesbica. Finché un bel giorno aprii gli occhi ed ebbi un’epifania improvvisa (insomma, era ora!). Ero lesbica. E ancor di più, mi ero resa conto che si poteva tranquillamente provare attrazione sessuale per una donna. Da quel momento in poi ho scoperto un nuovo mondo. E non intendo solo il mondo glbt, ma qualcosa dentro di me, una nuova me tutta da esplorare, tanti tabù e autocensure da scardinare.

Oggi ogni tanto vedo sti ragazzini che ti guardano strano se gli chiedi come si definiscono. Che ti dicono che non esiste più l’omosessualità o l’eterosessualità. Che vanno con tutti e non c’è differenza. Chissà se è vero, se i tempi stanno cambiando in questo modo così strano. O magari c’è solo più confusione. 

Tornando alla domanda della mia conoscente, forse lo sai da sempre di essere omosessuale. Però poi ci vuole del tempo per dare un nome alle tue sensazioni, il percorso di riconoscimento può essere lungo. Quello di accettazione poi è un’altra storia, a volte lunga una vita. C’è chi si pone il problema se si nasce o si diventa omosessuali. Onestamente non m’importa un fico secco. Ciò che conta è che oggi sono così e che mi va più che bene. Anzi, amare le donne è motivo di grande gioia nella mia vita. Non mi “guarirei” per niente al mondo :)

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