It’s a wild world
Quanta malinconia mi ispira questo blog! Sarà anche che mi ritrovo ad un bivio nella mia vita. Stavolta non si tratta più di giocare ad essere grande, ma di esserlo davvero, a tempo pieno. Mi viene la tentazione di nascondere la testa nella sabbia, cercare protezione come una bambina, sentirmi le spalle coperte. Non che quegli irresponsabili dei miei genitori mi abbiano mai fatto sentire al sicuro. Solo che le falle di questa nave sono sempre di più, entra sempre più acqua, il disastro non è vicino, ci siamo già dentro. In realtà sbaglio a dire di essere a un bivio. Non ho scelta, devo buttarmi e basta. Le giornate passano in uno stato di angoscia e disperazione che dissimulo quasi perfettamente. Di notte però, con questo silenzio meraviglioso, in penombra, mi sento semplicemente triste. Non avendo il minimo buonsenso ed avendo invece la pessima abitudine di girarmi sempre indietro a guardare le persone che si allontanano, i treni che partono, chiudo gli occhi e mi giro a guardare il mio passato, questo gomitolo di dolce dolore. Mi sono affannata inutilmente a cercarne le estremità, a scioglierne i nodi. Il guaio è che sono solo riuscita ad attorcigliarmelo ovunque e mi tiene prigioniera. Mi fa sentire confusa. E piccola. Beh, ormai non ho più tempo da perdere in questi giochini, che rischio di colare a picco. Devo assolutamente buttarmi…ma ho paura…non credo di saper nuotare…e non sono sicura di non desiderare di annegare…Comunque…non sono pensieri suicidi i miei, solo quella profonda, maledetta malinconia che pure amo tanto. Perfino quando sto bene, quando mi sento combattiva o magari felice, sento come se queste sensazioni fossero solo abiti dai colori sgargianti con i quali mi vesto. La malinconia, invece, mi ricopre come pelle, non mi abbandona mai.
Alla Malinconia
Nel vino e negli amici ti ho sfuggita,
poiché dei tuoi occhi cupi avevo orrore,
io figlio tuo infedele ti obliai
in braccia amanti, nell’onda del fragore.
Ma tu mi accompagnavi silenziosa,
eri nel vino ch’io bevvi sconsolato,
eri nell’ansia delle mie notti d’amore
perfino nello scherno con cui ti ho dileggiata.
Ora conforti tu le membra mie spossate,
hai accolto sul tuo grembo la mia testa
ora che dai miei viaggi son tornato:
giacché ogni mio vagare era un venire a te.
Herman Hesse