I giardini di ma(ggio)rzo
La mattina il mio quartiere sa di detersivo. Uomini in guanti gialli, scopa alla mano, spruzzatori, secchi, pezze. Con modi un po’ bruschi, talvolta affrettati, puliscono strade, vetri, negozi. Ricordo che anni fa una mia amica insisteva sulla differenza del modo di pulire tra uomini e donne. Mi rimproverava spesso di pulire come un uomo… Oggi mi ritorna alla memoria e capisco le sue parole. E soprattutto vedo il mio cambiamento negli ultimi anni. La donna che sto diventando. Stamattina stranamente cammino con le spalle dritte, i polmoni aperti, l’ossigeno mi riempie il cervello e mi sballa. Faccio un bilancio di questi ultimi dieci anni, di quel che è cambiato, di cosa è rimasto uguale. Le entrate e le uscite del mio carattere, delle mie emozioni, del mio percorso. Le conquiste, le battaglie. Gli oggetti smarriti. A volte mi sembra di aver perso più di quanto ho vinto. Eppure quel che ho vinto non è poco. Oggi mi dissanguo su un blog, ma almeno solo qui…sono capace di parlare, di ridere, di stare in una stanza insieme ad altre persone. Sono capace di lavorare, di gestire denaro, di guidare una macchina. Sono capace di dire ti amo. Ma a cosa serve se non credo nell’amore? A cosa serve se credo sempre di meno negli esseri umani? Più so parlare più apprezzo la mia capacità di tacere. Ho perso la mia innocenza. E a volte mi manca da star male. Perché niente più è lo stesso. E’ diventato tutto grigio. E ho paura di diventare grigia anch’io. Non so se è possibile ricominciare a credere. In qualcosa. Qualsiasi Cosa. Ritrovare un po’ di passione. C’era più passione nel mio pseudo nichilismo adolescenziale. Ora mi sento semplicemente persa. Non mi sento poi così diversa da quando non toccavo le persone perché mi sentivo bruciare. Anche se oggi adoro il contatto fisico. Sempre se sono io a cercarlo o se posso controllarlo ovviamente. Ma non è questo il punto. Oggi come allora mi sento confinata in un angolo irraggiungibile di me stessa, dove mi sono rifugiata, ripiegata, nascosta, annullata.
Caro Tom/Ted (o magari Alex..) ti rispondo qui sulla pagina principale. Io non ho la minima idea di come si faccia a urlare. La mia voce, quella voce, non so dove sia. Non so neanche se esiste. E mi manca il fiato anche solo a pensare di urlare. Mi prende una paura irrazionale. Per non parlare del terrore che mi assale davanti alle mani tese. Mi viene voglia di scappare a gambe levate. Non so perché e vorrei non sentirmi così, vorrei non essere così. Tutto ciò che so fare è rifugiarmi in quell’angolino buio in attesa di ritrovare la forza per ricominciare. Almeno per un po’. Vorrei trovare il coraggio di vivere (quello,ancora non c’è…).